Carole's profileComme une desequilibreePhotosBlogLists Tools Help

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    May 15

    Don't cry, baby.

    Talk to me softly
    There's something in your eyes
    Don't hang your head in sorrow
    And please don't cry
    I know how you feel inside I've
    I've been there before
    Somethin's changin' inside you
    And don't you know
    Don't you cry tonight
    I still love you baby
    Don't you cry tonight
    Don't you cry tonight
    There's a heaven above you baby
    And don't you cry tonight
    Give me a whisper
    And give me a sigh
    Give me a kiss before you
    Tell me goodbye
    Don't you take it so hard now
    And please don't take it so bad
    I'll still be thinkin' of you
    And the times we had, baby
    And don't you cry tonight
    Don't you cry tonight
    Don't you cry tonight
    There's a heaven above you baby
    And don't you cry tonight
    And please remember that I never lied
    And please remember
    how I felt inside now honey
    You gotta make it your own way
    But you'll be alright now sugar
    You'll feel better tomorrow
    Come the morning light now baby
    And don't you cry tonight
    And don't you cry tonight
    And don't you cry tonight
    There's a heaven above you baby
    And don't you cry
    Don't you ever cry
    Don't you cry tonight
    Baby maybe someday
    Don't you cry
    Don't you ever cry
    Don't you cry tonight
    Don't you cry tonight
    April 29

    ..

    "Eravamo insieme: tutto il resto del tempo l'ho scordato"
    November 29

    Quello che non c'è - Afterhours

    E se le lancette dovessi spostarle io, il tempo passerebbe prima?
     
     
    November 03

    ...

    Odio essere lunatica. Odio essere talmente stupida.
    Cresci, cresci, cresci.
    October 05

    ehm ehm ehm

    ..forse riesco a premerlo stavolta quel benedetto pulsante. ( mi riferisco al post scorso )
    In questi giorni qualcosa mi sta dando carica..ma mi fa un pò paura, sono sciocca.
    Bonne nuit a tutti.
     

     
    September 15

    mmmm

    Ho ritrovato un pò piu' in la questo post (coma..ahahah :P )
     
     
     
    22.30
    Stazione di.
     
    Penso di accendermi una sigaretta,così per uccidere un pò il tempo, oltre che i miei polmoni.
    L'autobus è in ritardo di 20 minuti.
    Mi guardo attorno, vedo un po' di gente : una signora col suo bambino, un anziano signore con l'aria da dottore, anzi no, professore; due giovani innamorati, a vederli sembra che credano alla loro ipotetica idea di amore, e un  che vorrebbe tornare a vivere un periodo storico in cui, probabilmente, non era ancora nato. Pero' sottolineo il fatto che vorrebbe riviverlo ;
    Eccoli. Questi per la prossima ora saranno tutti, credo, miei compagni di viaggio.
    Compagni di viaggio..
    Compagni di viaggio per un istante, per un momento. Di viaggio intesa come vita, ovviamente.
    Nella vita tutti siamo compagni di viaggio di qualcuno, solo nella nostra vita ne siamo protagonisti.
    E' tutto come una fottuta stazione, c'è un vai e vieni che non smette mai. Chi rimane per solo 2 minuti, se non meno, chi rimane per ore e magari perde il mezzo, e allora rimane un po' di piu', ma alla fine va via, come tutti.
    Alla fine va via, ma a volte ne riesco a sentire il sapore.
    I ricordi tornano a galla, stronzi piu' che mai.
     
    Un rumore mi distrae, mi giro e guardo il bambino, mano nella mano con la madre, inevitabilmente penso a quand'ero piccolo, anch'io come lui. Allora forse una lacrima si affaccia dai miei occhi per guardare il mondo e lasciarsi trasportare da esso.
    Forse no.
    No.
    Col passare degli anni ho imparato a trattenerle. Col passare degli anni ho imparato ad odiarle, odiare se qualcuno le avesse viste, erano simbolo di debolezza e di malessere per me, non volevo e non voglio che gli altri si rendano conto della tempesta che alberga in me.
     
    Da piccoli sembra che il tempo non passi mai, passi intere giornate aspettando con ansia che finiscano, perché a volte si era così stanchi che non se ne poteva piu' di giocare. Guardi l'orologio e quella lancetta rimane lì, immobile. Lo riguardi. E' ancora lì. Sara' lo sguardo che le intimidisce, non so.
    Si passa il tempo a guardare fuori dalla finestra, guardi le nuvole e ti metti a cercare i disegni che si formano. Improvvisamente vedi un elefante, che un attimo dopo si è trasformato in farfalla. Un bruco che si trasforma in un leone. E' tutto imprevedibile e non sai mai cosa puo' venir fuori.
    Le ore passate a guardar la pioggia cadere, i fiumi d'acqua formarsi nella discesa sotto casa, uscir in balcone e tirar fuori la lingua, aspettando che qualche goccia ci cada sopra.
    Le ore passate in giardino a sognare ad occhi aperti qualche avvenimento particolare.
    Le ore passate a credere nei propri sogni e voler dare anche la vita per far sì che essi si avverino, perché DOVEVANO avverarsi.
    Quelle bellissime, fantastiche, lentissime ore. Dove il tempo sembra non passare mai.
    Ma, quello stesso tempo, arrivato ad un certo punto ti fotte.
    Quelle fottute lancette, dopo essersi riposate per anni, prendono la rincorsa.
     
    3,2,1....VIA!
    Corrono, scappano.
    E ti ritrovi in una via di mezzo tra il grande ed il piccolo. Ti ritrovi nel periodo in un certo senso medio, o forse il 2 di 5 periodi vitali.
    I tuoi miti vengono sostituiti, non si crede piu' in babbo natale, piuttosto preferisci credere in un ipotetico cantante, morto per la troppa droga o il troppo alcol, di qualche band, e ti incazzi col mondo, dici che non è questa l'età in cui vorresti appartenere, perché quest'età non è tua, perché vorresti rivivere un'età che non hai MAI vissuto e MAI vivrai. E ti incazzi.
    Ti vengono ribaltate regole, ideali, i miti cambiano, cambia l'Io personale, si va alla ricerca di se stessi.
    Nei casi piu' critici potrebbe comparire un'ipotetica depressione.
    Guardi le lancette, sono ferme.
    Distogli lo sguardo e..
     
    3,2,1..VIA!
    Ecco, ricominciano a correre.
    Ti ritrovi un giorno avanti, perché in realtà sono passati anni ma a te sembra come se fosse sempre lo stesso giorno, un giorno senza fine.
    Ti svegli e dici "ehy, siamo al secondo giorno".
    Forse lo pensi perché vuoi trovarti una fottuta scusa che ti permetta di spiegare quei fottutissimi anni, di cui tu ricordi si e no 3-4 gioni, buttati al vento. Senza alcun motivo.
    Forse lo pensi semplicemente perché ti piacerebbe pensare che non hai perso alcun tempo, mentre invece sai bene che ne hai perso fin troppo.
    Ne hai perso fin troppo, ti svegli e dici "cazzo, non voglio piu' perderne altro", ma come al solito sono solo parole; prometti a te stesso che dal giorno seguente la tua sveglia suonera' alle 7, colazione con un frullato con minimo 8 uova crude e poi via a farti la supermega scalinata di corsa per bruciare calorie, il ché fa molto Rocky, ma infondo è così che siamo cresciuti, con dei miti che in realtà non esistono, e la gente che muore suicida perché non riesce a diventare come loro, che, ricordiamo, non esistono.
    Invece la tua sveglia continua a suonare alle 12, anzi, non suona proprio, ti alzi e prendi un caffè, amaro, dopodicché ti butti sul divano per un'ora e continui in uno stato di dormiveglia.
    E passano i giorni, ti prometti di ricominciare da zero, ma continui a fare la solita vita di merda.
    Quindi sta volta i tuoi miti non vengono sostituiti, bensì del tutto spazzati via, come foglie in autunno, e nelle mani non rimane nulla,neanche un granello di sabbia portato dal vento.
    Ti senti totalmente perso.
    Senti che tutto è inutile.
    Senti che vorresti gridare aiuto, vorresti chiedere aiuto, ma la voce non esce, non hai piu' la forza per farlo, né la voglia, tutto ciò che vuoi è semplicemente essere lasciato in pace, esser messo in un angolo per essere dimenticato.
    Oppure pensi questo perché in realtà ciò che vuoi e' essere trasportato dal vortice della vita, con i pro e i contro, ma nonostante questo, non riesci.
    Quindi speri, ti auguri di morire al piu' presto, ma lo fai semplicemente perché credi che farla finita a volte sia piu' semplice del cambiare.
    Cambiare, cambiare improvvisamente tutto ciò che hai intorno, dare un taglio netto al passato e ricominciare a vivere. Dare un taglio netto ai dolori, ai ricordi..con dolore, per poter rinascere il giorno dopo, e quello dopo ancora. Cadi e ti rialzi, anche se non hai piu' la forza, o la voglia di rialzarti. Anche se sei stanco e tutto ciò che vuoi è semplicemente stare per terra.
    Tutto ciò che vuoi, è lasciarti andare, perché ad un certo punto ritieni patetico e inutile anche il suicidio stesso.
    Allora ti lasci andare.
    Ma così facendo non fai altro che andar verso il basso, sempre piu' giu', il fondo è bucato, e anziché venire investito dal vortice, vieni risucchiato da un buco nero.
    Cadi, c'è buio, totalmente buio, troppo. Non sai bene dove metter i piedi, hai paura, e lì è il momento in cui devi decidere: vai avanti, cammina verso l'ignoto, oppure rimani per venire assalito dai dubbi. Quello è il momento in cui si deve decidere di andare, accettando l'idea che forse la vita bastarda e stronza com'è ti metterà qualche inganno davanti, qualche illusione. Dopo aver accettato quest'idea, ti alzi e cammini, senza sapere dove andare.
     
    Guardo l'orologio. Stanco di aspettare, decido di farmi un giro.
    Le strade sono bagnate dalla pioggia e un leggero odore di malinconia echeggia nell'aria.
    Accendo una sigaretta, sorrido, continuo a camminare.
    Cammino, passo dopo passo, cercando di scaricare i pensieri accumulati.
    Quel leggero profumo di malinconia sa essere piacevole, a volte.
    Penso a com'ero, a come sono, penso a come sarei voluto essere.
    Penso che della vita non ho capito un cazzo.
    O forse potrei dire che ne ho capito troppo, ma se dicessi questo sarebbe semplicemente una cazzata.
    Quel leggero profumo di malinconia diventa piu' forte, fino ad essere del tutto nauseante.
    Perché si arriva sempre ad un punto in cui non provi altro che nausea, verso tutto, soprattutto, verso tutti.
    Non provi altro che nausea e vomiteresti persino il cuore, quel poco che ti è rimasto, perché la vita con le sue illusioni non hanno fatto altro che distruggerlo, prendendosene un pezzo, e un altro ancora, e un altro.
    Vomiteresti tutto il cibo di una vita intera, solo per poterti liberare dalla merda che hai preso in tutto quel tempo.
    Penso a com'ero, a come sono, a come sarei potuto essere, rido.
    Rido, istericamente, rido.
    Anzi, sorrido.
    Mi ha fottuto, ancora una volta.
    Sorrido, perché non posso far altro.
    2-1, palla al centro
    September 07

    Io non ho sentimenti, solo sensazioni.

    Ne sei proprio sicura?
    August 30

    Le cose cambiano, rapide piu' dei perché.

    odio il sabato mattina prima dell'ultima domenica di agosto.
     
    Le cose cambiano, rapide piu' dei perché.
    August 24

    ..

    stanca di star qui ad aspettare le stagioni che passano in fretta
    lasciando passare il tempo tra le mani, perdendolo come se fosse vento.
    June 02

    Capitolo 2

    La principessa e il Codice reale - Cap 2
     

    La principessa stava percorrendo il sentiero stretto e tortuoso che attraversava il roseto del palazzo, trascinandosi appresso a fatica una scatola che conteneva tre cespugli di rose fiorite, una paletta, un pò di fertilizzante, guanti da giardinaggio, un innaffiatoio e un grosso asciugamano preso in prestito dal corredo del palazzo. Intorno a lei i boccioli di colore rosa, bianco, giallo e rosso spalancavano al sole i petali, e il loro profumo si innalzava fino alla cima degli alberi. Il suo cuore felice cantava, e lei stessa intonò una canzone mentre stendeva l'asciugamano di fianco a un mucchio di terreno pronto per la semina e vi si inginocchiava sopra. Grazie agli insegnamenti del giardiniere capo, sapeva bene cosa doveva fare, e portò a termine il suo compito senza che un solo granello di polvere le sporcasse il grembiule bianco increspato.
    Quando fece scivolare nel terreno la prima piantina, la dolcezza del suo canto aveva già richiamato gli uccelli che si trovavano sugli alberi circostanti, accorsi per cinguettare in coro insieme a lei.
    Dopo aver seminato, tornò al palazzo. e la sua melodia si diffuse in ogni angolo dell'atrio, unita al gorgheggio degli uccellini che l'avevano seguita.
    E proprio per via di tutte quelle note che la circondavano, la principessa non sentì sopraggiungere il re, appena sbucato da una porta situata in fondo al lunghissimo vestibolo.
    <<Victoria>> la chiamò in tono rabbioso, marciando deciso verso di lei. <<Smetti subito di fare baccano! Non ne abbiamo già discusso più volte? Perché non mi dai mai retta?>>

    L'apparizione del sovrano la colse di sorpresa.
    <<Ti chiedo perdono>> si affrettò a scusarsi, colta dal panico e cercando inutilmente di sovrastare il frastuono provocato dagli uccellini. <<Mi dispiace se il mio canto è...>>
    <<E' rivolto agli uccelli!>> la interruppe lui. <<Ecco a chi è destinato! E il fatto che quelle infernali creature si radunino in terra e volino dentro e fuori dalle finestre del palazzo, facendo un clamore spaventoso ogni volta che tu dai inizio alle tue esibizioni vocali, ne è la prova lampante.>> Agitò le braccia, cercando di scacciare i volatili. <<Fateli uscire, subito! Ho il salone pieno di dignitari stranieri, e non riusciamo quasi a sentirci con questo baccano assordante che tu chiami canto!>>

    <<Sì, padre>> risposte la principessa, cercando di mantenere il controllo pre non far capire quanto fosse stata ferita ( sapeva benissimo cosa succedeva quando si arrabbiava davanti a qualcuno, soprattutto se si trattava di suo padre).
    Soddisfatto, il re si girò e si diresse verso la porta da cui era appena uscito, ma all'improvviso apparve Timothy Vandenberg III che, abbaiando come un pazzo, gli tagliò la strada di corsa e per poco non lo fece cadere. <<Guardie!>> urlò il monarca. <<Allontanate questo bastardo dal mio palazzo, e assicuratevi che non vi faccia mai più ritorno!>>
    <<No, no, padre... non Timothy.... non farlo portare via, ti prego!>>
    <<Victoria, non è altro che una fastidiosa seccatura!>> Il sovrano si rivolse poi alla guardia, e con un cenno della mano indicò la porta dicendo: << Quell'ammasso di pulci deve sparire!>>.
    La sentinella rincorse Timothy Vandenberg III, che fuggì prima in una direzione, poi in un'altra.
    E quando l'uomo cercò di afferrarlo, il povero cagnolino andò a sbattere contro un piedistallo di alabastro, facendo cadere sul pavimento di marmo uno splendido mazzo di rose rosse dal gambo lungo.
    La bambina si aggrappò al soldato che aveva appena catturato la bestiola, ancora sconvolta per l'inseguimento. <<Ti prego, non portarlo via>> lo supplicò. <<Ti scongiuro!>>
    La regina, che sentendo tutto quel vociare era accorsa per vedere cosa stava succedendo, afferrò la figlia per un braccio e l'allontanò dalla guardia.
    <<Victoria, smetti subito di comportarti in questo modo disdicevole! Tuo padre ha ragione : un meticcio non è l'animale adatto a far compagnia a una principessa.>> Guardandosi intorno con aria seccata aggiunse : <<Che disordine!>>.
    Victoria riuscì a dominare la rabbia che l'agitava, e non disse nulla. Venne però tradita dall'espressione del suo viso.
    <<Sai che non devi comportarti così!>> la rimproverò la madre, notando la sua aria cupa. << Vai subito in camera tua e ripassa il Codice reale, soprattutto i punti che parlano del comportamento degno di una signora e dell'indecente manifestazione delle proprie emozioni. E non uscire finché non saprai sorridere di nuovo!>>
    La principessa soffocò la rabbia che le faceva desiderare di fuggire veloce come un lampo, ma non riuscì a trattenere il fiume di lacrime che iniziò a scorrere non appena si girò per uscire. Riuscì a ricacciarle indietro tutte, a parte qualcuna che le scivolò giù per le guance mentre lei arrancava sull'enorme scalone circolare che portava al primo piano, dove c'era la sua stanza.
    Giunta in camera sua, scoppiò in un pianto irrefrenabile. Sollevò lo sguardo verso il Codice reale che regolava i sentimenti e il comportamento delle principesse, appeso bene in vista alla parete sopra la toeletta: redatto con grande maestria su una pergamena bianca dal calligrafo di palazzo, era stato incorniciato e sistemato dall'arredatore reale, secondo precise istruzioni della regina.
    Tale documento stabiliva il modo in cui la principessa doveva apparire, agire e parlare in qualunque momento; indicava come avrebbe dovuto pensare, e decretava con estrema precisione ciò che lei non avrebbe mai potuto provare e sentire, ( e che invece lei provava e sentiva spesso). In nessun punto le spiegava però come avrebbe potuto smettere di comportarsi male, e lei non riusciva a fare a meno di chiedersi perché mai dovesse fare la principessa.
    <<Sei convinta che sia tutta colpa mia come al solito, vero?>> le chiese Vicky, la vocina che proveniva da un angolo profondo del suo essere.
    <<Sì! te l'ho già detto almeno un milione di volte che se continui a cantare, danzare, mettere il muso e fare il broncio, finiremo nei guai. Ehi, non mi stai ascoltando!>>
    <<Non sopporto quando parli come il re>> ribatté Vicky.
    <<Mi dispiace, ma non so più cosa fare>>

    <<Io sono perfettamente in grado di rispettare il Codice reale, e ti assicuro che ci proverò>> promise Vicky, sollevando la mano destra. Dopo essersi schiarita la gola, dichiarò con voce solenne: <<Ti prometto di seguire sempre e in ogni momento il Codice reale, e di essere brava, anzi perfetta. Mi faccio una croce sul cuore, che io possa morire se non mantengo la mia parola, e prometto di baciare una lucertola se...>>

    <<Non funzionerà>> predisse Victoria
    <<Ma ho giurato!>>
    <<Sì, per l'ennesima volta...>>
    <<Prima però non avevo mai detto " mi faccio una croce sul cuore"!>>

    <<Se solo il re e la regina riuscissero a capire che non sono io ma sei tu a combinare tutti i guai...>>sospirò la principessa.
    <<Non posso farci niente, loro sono convinti che io sia immaginaria>> commentò con aria cupa Vicky. <<In ogni caso, non succederà più, vedrai.>>
    Quella sera Victoria non aveva voglia di cenare, e avrebbe preferito non comparire a tavola, ma sapeva che non sarebbe stata una buona idea, così come non era il caso di farsi vedere con il muso lungo. Sorridere mentre dentro di sé piangeva era una delle sue lezioni più difficili, e lei era decisa a impararla.
    Si costrinse quindi a esercitarsi a sorridere davanti all'enorme specchio dalla cornice di ottone. Il re era solito ripeterle che il suo sorriso era un dono prezioso, ma in quel momento non lo sembrava affatto. Sfinita, riuscì finalmente a esibire una smorfia poco convincente e si affrettò a scendere nella reale sala da pranzo.
    A tavola rimase insolitamente tranquilla, e si limitò a giocare con il cibo che aveva nel piatto.
    <<La tua cena ha forse qualcosa che non va?>> le chiese il sovrano.
    La piccola si mosse sulla sedia, a disagio.
    <<Principessa, mi hai sentito?>>

    <<Sì>> gli rispose in tono sommesso.
    <<Sì cosa?>>
    <<Sì, ti ho sentito>> si affrettò ad aggiungere lei, rispettosa come sempre.
    <<E allora?>>
    <<Padre, la mia cena non ha nulla che non va>> gli rispose, continuando a rimestare con la forchetta una montagna di spaghetti.
    <<A quanto pare c'è un problema >> intervenne la regina. << Posso sapere di cosa si tratta? >>

    << Niente >> la rassicurò Victoria, sollevando lo sguardo dal piatto. Appoggiò poi la forchetta sul tavolo e si mise a torcere il raffinato tovagliolo di lino che aveva in grembo.
    <<Esigo una spiegazione, subito>> tuonò il sovrano. <<Ed è meglio che non abbia nulla a che fare con quel miserabile randagio!>>
    Sempre più agitata, Victoria si schiarì varie volte la voce. <<Ho paura a dirvelo>> si decise finalmente a mormorare.
    I suoi genitori continuarono a farle una domanda dopo l'altra finché lei, incapace di sopportare oltre i loro sguardi penetranti, ammise il motivo per cui si sentiva lacerare il cuore. << Rivoglio Timothy.>>
    << Tuo padre ti ha spiegato con estrema chiarezza...>>

    <<Ti prego>> la interruppe lui in tono brusco.
    <<Me ne occupo io.>> Molto seccato, si alzò da tavola e si mise a passeggiare avanti e indietro, le mani serrate dietro la schiena.
    <<Ti supplico...>>lo implorò la bambina. <<Non è stata colpa sua se per poco non ti ha fatto cadere. Ogni volta che Vicky si agita, lui fa il diavolo a quattro, e quando tu l'hai sgridata perché stava cantando...>>
    <<Ancora Vicky! Tua madre ed io ti abbiamo spiegato che non puoi addossare a un'amica immaginaria le responsabilità del tuo comportamento!>>
    <<Ma io non faccio niente del genere>> obiettò lei, timida. <<Vicky non è affatto immaginaria... è vera e reale!>>
    <<Ormai sei troppo grande per queste cose>> si fece sentire di nuovo la regina. <<E' ora che impari la differenza tra ciò che è reale e ciò che non lo è, altrimenti la gente comincerà a spettegolare.>>
    A quelle parole la bambina si rabbuiò in viso.
    <<Non mi importa niente di quello che dice la gente. Vicky parla, ride, piange e sa cosa sono i sentimenti. Le piace cantare, ballare, sognare e...>>
    Il re era furioso. << E così è lei che attira orde di uccelli spaventosi con i suoi virtuosismi vocali, rendendosi ridicola davanti alla servitù. Ed è per colpa sua che quel cagnaccio è sempre in mezzo ai piedi, ed è lei che strilla e fa scenate quando le cose non le vanno a genio. E' questo che mi stai dicendo?>>
    << Ma..ma..non capisci>> ribatté la piccola con una vocina sottile sottile. << Tu ti arrabbi sempre con lei, che invece è meravigliosa, carina, dolce, divertente, gentile... ed è l'amica migliore che abbia mai avuto. Non potresti cercare di...>>
    Il sovrano reagì come era solito fare in occasioni del genere: la sgridò con estrema severità, agitandole l'indice davanti al viso. Con il volto paonazzo si mise a urlare, e la sua voce possente rintronava nelle orecchie della bambina: << Sei troppo delicata e sensibile, nient'altro che una sognatrice, e hai paura della tua stessa ombra...Si può sapere che cos'hai che non va? Perché non riesci a essere come gli altri bambini reali? >> Furioso, si alzò le mani al cielo. << Che cosa ho fatto per meritarmi tutto ciò? >>
    La regina cercò di calmarlo, e come al solito riuscì solo a peggiorare la situazione. I due coniugi discutevano della principessa come se lei non fosse presente. Augurandosi di poter scomparire, la piccola chinò il capo e tenne gli occhi fissi sulla tovaglia, evitando di incrociare lo sguardo di entrambi i genitori. Non sopportava infatti di vedersi riflessa nei loro occhi, perché quell'immagine le mostrava in continuazione tutto quello che c'era in lei di sbagliato.
    Ben presto le loro occhiate gelide e le loro voci rabbiose tornarono a ferirla. <<Quando ti rivolgiamo la parola devi guardarci in faccia! >> le ordinò il re.
    Lei lo fissò con occhi sbarrati e terrorizzati, a malapena capace di sentire le sue parole, frastornata dal rumore che stava facendo Vicky per coprire le loro voci.
    Dopo un terribile attimo di silenzio, la regina tornò alla carica: << Hai visto cos'hai combinato? Tuo padre si è agitato di nuovo! Le principesse devon oessere forti, veri modelli di perfezione reale. Ormai dovresti saperlo : c'è un modo giusto e uno sbagliato di essere, di comportarsi e di provare le emozioni, e tu devi imparare la differenza una volta per tutte, mia cara signorina! Adesso vai nella tua stanza e restaci... e per amor del cielo, togliti quell'espressione dal viso! >>
    Profondamente scossa, Victoria era afflitta anche da un terribile mal di testa causato dalle urla di Vicky. A dire il vero, la stessa Vicky era diventata un terribile mal di testa...
    Mentre lei saliva le scale, la sua amica continuava a borbottare: << Se le principesse fossero come dicono, con ogni probabilità non sarebbero vere principesse. Scommetto che la cicogna ha portato loro la bambina sbagliata. E' così, ne sono sicura. Victoria... Victoria...>> ripeté a voce sempre più alta. <<Perché non mi parli?>>
    <<Tu!>> strillò la bambina in tono accusatorio non appena entrarono nella camera da letto. << Tu sei sensibile e hai paura di tutto. Tu provi sempre le emozioni che non dovresti sentire, e sogni cose che con ogni probabilità non succederanno mai. Mi fai persino raccontare quello che non dovrei confidare a nessuno! Sei tu quella che non rispetta il Codice reale, e io finisco nei guai!>>
    <<Io sono quella che sono>> borbottò Vicky così piano che la bambina quasi non la sentì. <<E quello che sono non va abbastanza bene. Finché ci sono io nei paraggi, non riuscirai mai ad andare d'accordo con loro. Dovrei scappare e non tornare mai più.>>
    <<Che cosa posso fare?>> gemette Victoria. <<Devo tenerti lontana dal re e la regina. Forse se tu rimanessi nascosta sotto il letto... >
    <<Come Timothy, che è un cane? Io non voglio stare là sotto. E poi, è il posto dove si nasconde di solito lui, e io voglio che ci resti!>>
    << Non sono in grado di farlo tornare, ma posso fare qualcosa per te>> ribattè la principessa. << Devo nasconderti, e quello è l'unico posto che mi viene in mente.>>
    Vicky accettò, anche se non era per niente contenta di quella decisione. Non appena fu al sicuro sotto il letto, riprese a lamentarsi perché il Codice reale non era giusto, il re e la regina erano cattivi e la odiavano, lei sarebbe stata sola là sotto, non era brava al punto di poter essere la migliore amica di qualcuno, e soprattutto aveva ancora voglia di scappare via e non tornare mai più.
    Verso la sera Victoria era troppo agitata per il bagno e la favola, e quando arrivarono la cameriera e la regina le mandò via, andandosene a letto mentre Vicky continuava a compiangersi.
    Incapace di dormire, le ordinò di stare zitta ma Vicky, al colmo dell'infelicità, strisciò fuori dal suo nascondiglio e si arrampicò sul letto al suo fianco, seppellì il viso nella montagna di cuscini e scoppiò in un pianto dirotto. Le sue lacrime inzupparono il copriletto di seta e gocciolarono sul pavimento. <<Smettila!>> le chiese Victoria sottovoce. <<Non lo sopporto più, stai bagnando ogni cosa, e temo che ti sentano. Si può sapere che ti succede? Sai benissimo che c'è un modo giusto e uno sbagliato di essere, di comportarsi e di provare le emozioni, e tu devi imparare la differenza una volta per tutte, mia cara signorina!>>
    << Che cosa vuoi fare? >> domandò Vicky, tirando su con il naso.
    <<Quello che avrei dovuto fare già da un bel pezzo : ti sistemerò in un posto da cui non potrai più sbucare all'improvviso per combinare guai!>>
    <<Credevo che tu fossi amica mia, e invece non lo sei>> le strillò in risposta Vicky. << Sei cattiva, proprio come il re e la regina!>>
    << Non prendertela con me, è tutta colpa tua! Ti avevo raccomandato di stare alla larga da loro>> l'accusò la principessa, mettendo i piedi giù dal letto e rischiando di scivolare in un'enorme pozzanghera di lacrime. Accese la lampada sul comodino. << Vai subito lì dentro!>> le ordinò, indicandole un ripostiglio pieno di abiti posto sull'altro lato della stanza. << E non voglio più sentire i tuoi pianti e le tue lamentele!>>
    Così dicendo, la fece scendere dal letto e la trascinò urlante nello sgabuzzino che si affrettò a richiudere. Con lo stesso tono di voce che aveva sentito usare mille volte dalla regina, le disse : << Lo faccio per il tuo bene>>. Infilò la chiave d'oro nella serratura e la girò con aria decisa.
    <<Non chiudere! Non scapperò, te lo prometto... mi faccio una croce sul cuore...>>

    <<Le tue promesse non valgono nulla. >>
    La piccola gettò la chiave sul baule dagli angoli decorati con mazzi di rose intagliate, dov'era contenuto il suo corredo. <<Ti conosco, cominceresti subito a borbottare e lamentarti, e apriresti la porta per dire una cosa o l'altra, o qualunque idea ti passi per la mente, e ... >>
    << Non puoi cacciarmi via>> le strillò Vicky. <<Noi dobbiamo stare insieme, abbiamo promesso di restare amiche del cuore qualunque cosa accada, non te lo ricordi?>>
    << Questo è successo prima che tu diventassi la mia peggiore nemica >> precisò Victoria.
    <<Ti prego,lasciami uscire>> la implorò Vicky, tempestando di pugni la porta, disperata. <<Ho bisogno di te! Noi dobbiamo rimanere sempre insieme. Non lasciarmi sola, ho paura. Starò buona, e farò tutto quello che mi dirai. Ti scongiuro, fammi uscire!>>
    La principessa tornò ad arrampicarsi sul letto a baldacchino. Sola, sfinita e interte come gli spaghetti che aveva avanzato a cena, cercò di tapparsi le orecchie con i cuscini per soffocare il rumore dei singhiozzi che arrivavano dall'armadio chiuso.
    Alla fine si sentì solo un esile lamento, e ben presto il silenzio regnò sovrano. Victoria prese un angol odella trapunta e se lo sfregò contro la guancia, scivolando pian piano in un mondo tutto suo dove le cose cattive finivano sempre per dissolversi.

    Il mattino dopo, prima ancora che la principessa si fosse alzata, il re apparve sulla soglia della sua stanza con una rosa rossa, un timido sorriso e un'enorme borsa di Thinkertoys, un mucchio di pezzi di legno colorati e intagliati con grande abilità dal reale costruttore di giocattoli.
    <<Buon giorno>> la salutò, entrando leggero nella stanza e sedendosi sul letto accanto a lei. <<Mi sembra di capire che oggi cominceremo in ritardo la costruzione della nostra casetta>> osservò.
    <<La casetta?Oh... è domenica>> esclamò lei, così stanca da non riuscire quasi ad alzarsi a sedere.
    <<Oggi non me la sento... >>
    <<Impossibile! Non abbiamo mai saltato una sola domenica! Tieni >> aggiunse il padre, porgendole il fiore. << Ho pensato che sarebbe servita a riportare un sorriso su quelle labbra uguali a un bocciolo di rosa.>>
    Lo sguardo di Victoria passò dal fiore al sovrano che la stava fissando con aria implorante. Nonostante certe scenate fossero già avvenute un'infinità di volte, faceva sempre a fatica a capire cosa avrebbe dovuto fare, pensare o provare.
    Il monarca l'attirò a sé, prendendola in grembo e avvolgendola nelle ampie maniche delsuo abito di velluto. <<Mia dolce figliola, sei una vera bellezza>> le sussurrò. Quando la strinse, la piccola sentì il suore che si gonfiava d'orgoglio.
    <<Ti voglio bene, papà>> gli disse.
    Lui chinò lo sguardo sul tesoro dai capelli dorati che aveva tra le braccia. <<Anch'io ti amo>> le risposte, e Victoria sapeva che parlava sul serio.
    Ogni settimana padre e figlia erano soliti costruire una casetta da gioco. Non appena portavano a termine la costruzione, la piccola si infilava all'interno e si sedeva a gambe incrociate, mentre il re si stendeva sullo stomaco, con la testa e le spalle che passavano a malapena dall'apertura che loro definivano la porta principale. Sorseggiavano poi insieme la cioccolata calda in due tazze uguali, servite loro dalla cuoca del palazzo.
    Per il sovrano portarsi la tazza alle labbra standosene sollevato sui gomiti non era un compito molto facile, e di tanto in tanto gocce di liquido caldo gli scivolavano giù per le braccia, sporcando le maniche della veste reale, ma lui non si lamentava mai.
    Le cose stavano andando così bene che Victoria decise di sistemare una volta per tutte la situazione di Vicky, e invece accadde un vero disastro: non appena menzionò il nome della sua amica, il re si arrabbiò al punto che balzò in piedi, distruggendo il loro rifugio.
    <<Vicky non esiste! Mi senti?>> ruggì. <<Basta, mi arrendo! Sei una creatura impossibile!>>
    La principessa si coprì la testa con le braccia mentre la casetta di legno colorato le fanava tutto intorno.
    <<Mi dispiace, padre>> fu tutto quello che riuscì a dire con voce tremante.
    Ma il sovrano era giù uscito come una furia, lasciandosi alle spalle la figlia sbalordita, seduta sul pavimento in mezzo a un cumulo di macerie.

    June 01

    Ascolto : Locomotive -A toys Orchestra

    Purtroppo sono ripetitiva, me ne rendo conto, ma non è mia la colpa se i motivi delle mie riflessioni, alla fine, sono sempre gli stessi.


    Oggi è il primo di giugno. Tra una settimana la scuola sara' finita. E' passato un anno, già. Oggi è il mio capodanno.

    Oggi è il mio capodanno, e quest'ultimo appena passato è stato tra i piu' terribili della storia. Sono successe tante, tante cose. Alcune fantastiche, capaci di farmi provare i briviti con forte e fantastiche emozioni, altre cose che..beh, meglio lasciare perdere.
    Adesso, dopo tutto questo, mi ritrovo qui, in bilico tra il mettere un altro fallimento nel sacco pesante che porto sulla schiena oppure ..beh, oppure potrei davvero provarci, evitare che accada.
    Potrei provarci, ma come? Quando vedi la delusione negli occhi della prima persona che dovrebbe avere fiducia in te, quando guardi quegli occhi e sei solo capace di provare rabbia, come fai a provarci? Dove trovi la forza per reagire se poi in un attimo ti vien tolta?
    Provi ad uscire, svagare, divertirti e assaporare aria nuova. Vaghi da persone a persone, di città in città, eppure l'euforia iniziale svanisce dopo poco tempo.

    Quindi, mi ritrovo qui, col mio sacco pesante sulla schiena, lungo questa strada piena di fosse, sassi e salite, piena di deviazioni.

    non ho voglia nemmeno di provare a descrivere ciò che sento quindi vi scrivero' un capitolo del libro di cui parlo sempre.


    Un bel giorno il mio principe arriverà - Cap 1

    C'era una volta una tenera principessina dai capelli dorati di nome Victoria, fermamente convinta che le favole prima o poi si avverino, e che le principesse siano destinate a vivere per sempre felici e contente. La piccola credeva nella magia dei desideri, nel trionfo del bene sul male e nell'amore che vince ogni cosa : le sue convinzioni si basavano infatti sulla saggezza delle favole.
    Da quanto poteva ricordare, dopo il bagno serale si era sempre rifugiata sotto la soffice trapunta rosa, affondando in un mare di cuscini vaporosi, ad ascoltare la regina che le leggeva le storie della buonanotte, incentrate su splendide damingelle in difficoltà. Anche se era vestita di stracci, condannata a un sonno lungo un centinaio di anni, intrappolata in una torre o vittima di chissà quale macchinazione, la bionda eroina veniva sempre salvata con grande coraggio da un ardito e affascinante Principe Azzurro. La piccola assaporava ogni parola letta dalla madre, e sera dopo sera si abbandonava al sonno creando lei stessa raccondi splendidi e meravigliosi.
    <<Arriverà mai il mio principe?>> chiese una sera alla regina, spalancando per la meraviglia e l'innocenza gli occhioni color ambra.
    <<Sì, cara, un giorno arriverà.>>
    <<E sarà grande, forte, coraggioso, bellissimo e affascinante?>> volle sapere.
    <<Ma certo! Sarà come lo sogni, e ancora più incantevole. Sarà la luce della tua vita, la tua ragione di vita, perché così è scritto nel libro del destino.>>
    <<E vivremmo per sempre felici e contenti, come succede nelle favole?>> domandò con aria sognante, chinando la testa di lato e posando la guancia sulle mani intrecciate.
    Con un gesto lento e tenero la sovrana fece scorrere le dita tra i capelli della figlia. << Proprio come nelle favole >> le ripeté. << Adesso dormi.>> Dopo averla baciata sulla fronte, se ne andò, chiudendosi la porta alle spalle.
    <<Puoi uscire, ore sei al sicuro>>mormorò la principessa, allungandosi oltre un lato del letto e sollevando la frangia della coperta.<<Vieni pure, amico mio.>>
    Timothy Vandenberg III saltò fuori e andò a occupare il solito posto al suo fianco. Non sembrava affatto un Timothi Vandenberg III, ma aveva piuttosto l'aria di uno straccione, eppure la bambina lo adorava come se avesse potuto vantare il miglior pedigree al mondo. Lo abbracciò deliziata, e si addormentarono entrambi, felici.

    La principessa era solita applicarsi sulle gote il belletto della regina, ricavato da certe bacche, ogni volta che giocava indossando i suoi abiti da sera e le scarpette da ballo con il tacco alto, che fingeva fossero di cristallo. Tenendo sollevato l'orlo del pesante vestito affinché non toccasse il pavimento, saltellava in giro per la camera battendo con aria civettuola le ciglia, sospirando timidamente e dicendo : << Mio caro principe, ho sempre saputo che saresti arrivato >> e : <<Sì, certo, sarò onorata di diventare la tua sposa>>. Recitava poi la scena madre del salvataggio tratta da ognuna delle sue favole preferite, delle quali conosceva a memoria ogni battuta.
    Si esercitava con diligenza preparandosi all'arrivo del principe, senza mai stancarsi di recitare il suo ruolo. Divenne così molto brava a battere le ciglia, sospirare e accettare proposte di matrimonio. Alla cena del suo settimo compleanno, dopo aver espresso il desiderio segreto soffiò sulle candele della torta al cioccolato e le spense tutte; subito dopo la regina si alzò da tavola e le porse un pacchetto confezionato con estrema eleganza.
    <<Noi crediamo che tu sia ormai abbastanza grande da apprezzare questo dono speciale, tramandato da madre in figlia per generazioni. Quando avevo la tua stessa età, mia mamma me lo diede in occasione del mio compleanno. E oggi tuo padre e io ci auguriamo di vedertelo affidare un giorno a tua figlia>> le spiegò.
    Quando la sovrana le porse il pacchetto, pur essendo divorata dalla curiosità la bambina riuscì a far scivolare via il nastro e il fiocco in modo da lasciarli intatti e poterli aggiungere alla sua raccoltà. Ripiegò poi con grande cura la carta, evitando di strapparla, e alla fine di tutte quelle operazoini tirò fuori il suo dono: era un antico carillon che aveva due minuscole figurine sul coperchio, una coppia più elegante intenta a ballare il valzer.
    <<Guardate!>> esclamò, sfiorando appena le statuine con la punta delle dita. <<E' una dama bionda con il suo principe!>>
    <<Prova ad avviarlo>> le suggerì il re.
    Stando ben attenta a non forzare troppo il meccaniscmo, la principessa girò la chiavetta. Nell'aria echeggiarono le note di "Un bel giorno il mio principe arriverà", e i due raffinati balerini cominciarono a girare e rigirare.
    <<La mia canzone preferita!>> gridò la piccola.
    <<E' un auspicio per il tuo futuro>> commentò soddisfatta la regina. <<E ti ricorda ciò che accadrà.>>
    <<E' bellissimo>> dichiarò la principessina, affascinata dalla musica e dalle figurine danzanti.
    <<Grazie! Grazie!>>
    Victoria non vedeva l'ora di salire in camera sua per ascoltare in pace il carillon e fare progetti e sogni con Vicky, la sua migliore amica invisibile che i suoi genitori si ostinavano a definire immaginaria.
    <<Sbrigati, Victoria>> l'accolse Vicky in preda all'eccitazione, non appena si fu chiusa la porta alle spalle. <<Fallo funzionare!>>
    <<Mi sto sbrigando>> ribattè lei, appoggiandolo sulla toeletta e facendo girare la chiave.
    Non appena la musica di "Un bel giorno il mio principe arriverà" si diffuse nella stanza, Vicky si mise a canticchiare. <<Ho proprio voglia di ballare!>>
    <<Non so se possiamo. Penso che...>>
    <<Tu pensi troppo.Avanti, sbrigati!>>
    La principessina si mise davanti al grande specchio posto al centro della sua camera, tutta bianca e rosa. Ogni volta che vi si guardava, l'immagine riflessa la faceva sentire così splendida che le veniva voglia di ballare. Sentendo quella musica dolcissima non riuscì più a trattenersi: con estrema grazia si girò da una parte e dall'altra, abbassandosi e rialzandosi in una danza colpa di spirito che nasceva in un angolo profondo e remoto del suo essere. Anche Timothy Vandenberg III si mise a ballare, continuando a girare tutto allegro su se stesso.
    Quando la cameriera venne come al solito a prepararle il letto, la piccola si stava divertendo così tanto che continuò a danzare.
    All'improvviso sulla soglia della stanza apparve la regina. Sorpresa ad ammirare la principessa invece che a svolgere i suoi compiti, la domestica rimase di pietra, mentre Timothy si rifugiò sotto al letto.
    Ma la giovane principessa era così assorta che non badò affatto alla madre, fino a quando questa non gridò alla cameriera di andarsene. Solo allora si immobilizzò, bloccandosi nel bel mezzo di una delle sue piroette più riuscite.
    <<Victoria, come hai potuto inscenare uno spettacolo così indegno?>>
    Mortificata, la bambina si chiese com'era possibile che una cosa così bella fosse invece riprovevole.
    << Se vuoi danzare, devi imparare a farlo nella maniera appropriata >> riprese la sovrana. << Lo Studio Reale di Belle Arti dispone di eccellenti maestri di balletto, un'attività molto più adatta a una principessa che non quella di saltare su e giù sbattendo le braccia come una ragazzetta qualunque... e come se non bastasse, davanti a un membro della servitù!>>
    In quel preciso istante la piccola giurò a se stessa che non avrebbe mai più eseguito la sua danza " Un bel giorno il mio principe arriverà" davanti a qualcuno, con la sola eccezione di Timothy, naturalmente.
    Lui era diverso : da quando lo aveva trovato che vagava intorno al palazzo, randagio e affamato, gli aveva confidato mille segreti, e lui l'amava sempre e comunque, al contrario di certe persone di sua conoscenza....
    Dopo essersi calmata, la regina rimase ad assistere al bagno serale della figlia, aiutandola poi a infilarsi la camicia da notte color lilla. Seduta al suo fianco sull'enorme letto con il baldacchino di pizzo bianco, prese il libro di favole dal comodino e cominciò a leggere a voce alta. Ben preso la principessa si lasciò catturare dal magico mondo in cui tutti vivono per sempre felici e contenti, il suo stomaco smise di agitarsi, e lo spiacevole incidente appena vissuto scomparve dalla sua mente.

    Cara Valentina

     
    Cara Valentina il tempo non fa il suo dovere
    e a volte peggiora le cose
    credimi pensavo davvero di avere superato
    il momento difficile
    ed ancora adesso non mi è chiaro lo sbaglio che ho fatto
    se il vero sbaglio è stato il mio
    perchè dai miei trent'anni ti aspettavi un uomo
    col senso del dovere
    perchè chi s'innamora non deve dirlo a nessuno
    oppure un'imprudente enfatica demenza
    nel farti le carezze girata dall'altra parte
    Ho la strana sensazione di un amore acceso
    esploso troppo presto fra le mani
    e cara Valentina
    che fatica innaturale perdonare a me stesso
    di essere io di essere fatto così male
    cara Valentina il tempo non fa il suo dovere
    e a volte peggiora le cose

    E tu sarai il pretesto
    per approfondire
    un piccolo problema
    personale di filosofia
    su come trarre giovamento
    dal non piacere agli altri
    come in fondo ci si aspetta che sia

    Per esempio non è vero
    che poi mi dilungo spesso
    su un solo argomento...
     
    May 17

    Vecchi difetti - Marta Sui Tubi

    Tutto ciò da cui stavi fuggendo
    Torna come valanga più grande che
    Ti trascina al punto di partenza se vestirai
    Vecchi difetti

    Volami a fianco e solca il tempo
    E bevi l’immenso soffio eterno
    Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
    Respirare i tuoi capelli dentro a un giorno nuovo
    Nello spazio che adesso riempi c’è
    Succo acerbo di densi silenzi che
    Colleziono da tempo
    Come schegge d’inferno
    Why? why?
    …vecchi difetti
    Volami a fianco e solca il tempo
    E bevi l’immenso soffio eterno
    Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
    Respirare i tuoi silenzi dentro un giorno nuovo
    Non vedi com'è facile
    Non vedi che è inutile
    Scordarsi di credere ai vecchi difetti
    Volami a fianco e solca il tempo
    E bevi l’immenso soffio eterno
    Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
    Respirare i tuoi capelli dentro un giorno nuovo
    Non vedi com’è facile
    Non vedi che è inutile
    Scordarsi di credere ai vecchi difetti
    May 15

    splendidamente pazza

    E anche questa volta ti sei fatta male
    vedendo il tuo passato sfilare
    Sotto ai tuoi occhi increduli
    brillavano di lacrime già prima di piangere
    E dici che ti senti così, tremendamente fragile
    hai paura di crollare non capisci che
    è ora di toglierti i vestiti vecchi,
    e di cambiare di rompere gli specchi
    a costo di sembrare splendidamente pazza
    come eri ieri

    E anche questa volta Milano ti fa male
    e cerchi le catene più pesanti
    per paura di perdere il controllo
    ma fuori non c’è il sole se non lo vuoi vedere
    il tentativo è di vederlo anche se non c’è
    perché è ora di toglierti i vestiti vecchi
    e di cambiare di rompere gli specchi
    a costo di sembrare splendidamente pazza
    come eri ieri (x2)
    E ora non basta un cielo sul soffitto
    Per volare non basta un attimo d’argento
    Per tornare splendidamente pazza come eri ieri.
    April 24

    Ascolto : A te - Jovanotti

    Essere talmente pieni da sentirsi vuoti.
     
    Tutto qua.
    April 15

    Si..no, non so.

    Sì, No
    Non lo so, ci dovrei pensare
    No, Sì
    Però lei che domande fa?!
    È un prete, sì, va bene
    ma mi consenta, devo dissentire
    Lei, spero, comprenderà
    Sono rimasto impressionato dal suo comportamento
    una persona come lei, venuta su col
    vecchio e con il nuovo testamento
    e li conosce almeno come io conosco
    Topolino, e non è stato carino
    che proprio lei certo dotato di grande
    sensibilità mi avesse interrogato con tale
    superficialità, da ridurre quasi a un quiz televisivo
    il dubbio più grande che ricordi da che sono vivo
    Io non so se sarò in grado di restare
    insieme, di volere bene
    di aspettare il tempo che passa ogni
    giorno più lento, e di sentire
    che l'anima ingrassa dentro.
    Io non so se saprò veramente
    dare un senso a quello che oggi penso, se
    sarò in grado di cucire le piaghe, non
    vedere le rughe, non lo so neppure

    Si...nceramente
    non dico niente
    nemmeno alla gente che osserva
    no...taio, mi sente?
    Se può, gentilmente,
    vorrei una domanda di riserva

    Io non so però scommetto che non basta dire
    "Se state insieme ci sarà un perché?"

    Si...nceramente
    non dico niente
    nemmeno alla gente che osserva
    no...taio, mi sente?
    se può, gentilmente

    È come quando da bambino a quasi tutti succede
    qualcuno viene vicino, ti sorride, e poi ti chiede:
    "Piccolino, tesoro, rispondi a una domanda
    a chi vuoi più bene tu: papà o mamma?"
    mamma mia che stress! che imbarazzo!
    come si fa a non capire
    che è una domanda del ...
    deleteria, che da sola può segnare una svolta
    L'inizio dei dubbi, dei sensi di colpa
    io non so

    Si...nceramente
    non dico niente
    per non fare un disastro
    no...taio, mi sente?
    gentilmente mi fermi il nastro


    non si può mica semplificare sempre
    la divisione del bene e il male
    poi non è visibile a corpo nudo
    io non sono più così sicuro

    bah bah

    Non voglio piu' saperne di te.
    Di me?
    Si', di te e delle tue stupide seghe mentali.
     
    Comunque sia, oggi ho passato una bella giornata davvero. Sano cazzeggio che..credetemi, non puo' far altro che bene. Ne avevo bisogno.
     
     
    April 13

    Il mare delle emozioni

    "Non sempre si deve provare a cambiare le cose, delle volte bisogna accettarle per ciò che sono"
     
    Va tutto così di fretta, tutto così veloce. Non mi da' modo di assaporare ciò che mi passa tra le mani.

    Le mani, piene di dubbi, emozioni e sensazioni. Che cos'ho tra le mani?
     
    La mente vaga con la musica, con il suono del pianoforte di Yann Tiersenn.
    Il cuore, così pieno da sembrare vuoto, freddo.
    Il cuore, così pieno da impazzire.
     
    Impazzire, al punto da urlare le parole piuttosto che urlarle in silenzio con questa tastiera.
     
    Immagini indescrivibili.
     
    mayday, si affoga. Il mare delle emozioni è piu' agitato che mai, è una tempesta questa.
     
    Cosa c'è di sbagliato?
    Devo cominciare a smontare l'armatura o metterne un'altra per paura che questa possa rompersi?
    E una volta rotta ? Cosa succederebbe?
     
    Lasciarsi andare al proprio destino senza provare a cambiarlo è giusto?
    Accettazione o abitudine?
     
    Prendere la mano alla propria ombra e fare una passeggiata lungo il viale dei ricordi.
     
    Ascolto : Le valse d'Amelie - Piano - Yann Tiersen
     
     
    April 08

    Carole, hai imparato che..

    Odio bloccarmi a causa di uno sguardo e non riuscire a dire ciò che sento/penso per "paura" di fare la cosa sbagliata.

    "Ma che cazzo di paura hai? Qual è? Buttati, non ci perdi nulla, no? Carole, perché farti mille seghe mentali? Uno si butta e via, la vita va vissuta all'ordine del giorno, smettila con queste fottutissimi paranoie che ti fanno solo male, che non ti fanno godere del presente, Carole..basta. "
    "Ma..ma..io ci provo, e quando lo faccio..sbaglio, sempre. Perché?"

    Evidentemente sono una testa di cazzo, ma su questo non c'era alcun dubbio.
    Lo stesso scrivere in questo fottuto blog non può far altro che aumentare le mie seghe mentali sulla vita.

    Ok, hai imparato che è inutile incazzarsi per le cazzate, che tutti sbagliano, che tutti sono esseri umani.
    Hai imparato a prendere alcune cose con il sorriso sulle labbra.
    Hai imparato che nel buio l'occhio si adatta e impari a vedere.
    Adesso impara a non farti le seghe mentali, poi potrai veramente cercare di conquistare il mondo ( .. ) , mon chere ( ma sara' scritto giusto? ) Carole.

    E mettiti in testa che domattina hai compito d'italiano, e sono le tre del mattino e tu sei ancora qua, con la musica di sottofondo a farti le paranoie, i flash piu' assurdi del mondo, perché è questo ciò che fai, sempre.

    Forse il mio amore per gli occhiali è dato proprio dal fatto che ti danno l'opportunità di vedere tutto di un altro colore?

    "Ma perché non provi a toglierli e non usarli piu' quei fottuti occhiali, che tra le altre cose fanno pure un pò schifo, ti stanno male.
    Perché non provi a vedere il mondo col suo naturale colore e cominci ad accettare che il cielo è azzurro e stop, non azzurro con sopra un velo di rosso.
    Che le margherite gialle..sono gialle, non arancioni.
    Accetta la realtà e sicuramente vivrai mille volte meglio Carole.
    Accetta tutto, le buone e soprattutto le cattive cose."

     
     
    Ascolto : Carmen Consoli - Je suis venu te dire que je m'en vais
    April 07

    ok..

    Ok, sono giunta ad una conclusione, evidentemente c'è qualcosa di sbagliato o in me o in ciò che faccio.
     
    NB STANOTTE HO FATTO UN SOGNO TERRIFICANTE. FANCULO Deluso